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Dichiarazione dei redditi: scopriamo il reato di dichiarazione infedele

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Articolo dell’Avvocato Marco De Paulis:

Cosa mi succede se presento una dichiarazione dei redditi che contiene qualche “magia”?

Potrei rispondere del reato di dichiarazione infedele.

L’art. 4 del Decreto Legislativo 74 del 2000 punisce il reato di dichiarazione infedele:

“1. Fuori dei casi previsti dagli articoli 2 e 3, è punito con la reclusione da due anni a quattro anni e sei mesi chiunque, al fine di evadere le imposte sui redditi o sul valore aggiunto, indica in una delle dichiarazioni annuali relative a dette imposte elementi attivi per un ammontare inferiore a quello effettivo od elementi passivi inesistenti,…”

Segue l’indicazione delle soglie di punibilità:

a) l’imposta evasa è superiore ad euro centomila;

b)   il rapporto tra gli elementi attivi indicati e quelli non indicati, anche mediante indicazione di elementi passivi fittizi, è superiore al 10%;

c)   in ogni in cui i rapporto di su indicato è comunque superiore a 2 milioni di euro.

La dichiarazione che riporta dati non corrispondenti alla realtà ha risvolti penali quando superi le gli importi o le percentuali indicati.

Non si tratta di aver utilizzato documenti falsi o operazioni inesistenti.

Semplicemente si tratta di una dichiarazione che reca dati non veri e non operazioni non vere (Cassazione sentenza n. 30686/2017).

Ai fini dell’applicazione della responsabilità penale per dichiarazione infedele non si deve tener conto:

  • della non corretta classificazione, 
  • della valutazione di elementi attivi o passivi oggettivamente esistenti, rispetto ai quali i criteri concretamente applicati sono stati comunque indicati nel bilancio ovvero in altra documentazione rilevante ai fini fiscali, 
  • della violazione dei criteri di determinazione dell’esercizio di competenza, 
  • della non inerenza, 
  • della non deducibilita’ di elementi passivi reali.

Il comma 1 ter introduce la non punibilità quando gli elementi attivi od elementi passivi inesistenti non correttamente indicati differiscono in misura inferiore al 10 per cento da quelli corretti.

Dato l’innalzamento della pena effettuato con la legge fiscale del 2019 è oggi applicabile la misura cautelare degli arresti domiciliari, oltre che,  teoricamente, l’arresto facoltativo in flagranza.

E’ preclusa la sospensione del processo con messa alla prova.

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Le responsabilità dell’impresa per l’infortunio sul luogo di lavoro

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Articolo dell’Avvocato Marco De Paulis:
La società è sempre responsabile per l’avvenuto infortunio sul lavoro?

Quando è applicabile la responsabilità della società secondo la legge 231/2001?

In questo articolo continuo ad evidenziare le caratteristiche che possono portare ad una condanna penale in materia di infortuni sul lavoro spiegando quando intervenga anche la responsabilità amministrativa dell’ente e cosa si deve mettere in evidenza per determinare se ci sia responsabilità o meno. 

E’ necessario capire quando la società, soggetto giuridico, risponde penalmente nel caso di avvenuto infortunio sul lavoro di un dipendente.

Indipendentemente dalle responsabilità penali dei singoli soggetti, la società può essere chiamata nel giudizio penale relativo all’infortunio sul lavoro del dipendente ai sensi della legge sulla responsabilità amministrativa degli enti.

Il vantaggio economico che la società ottiene dalla inosservanza delle norme sulla sicurezza sul lavoro è l’elemento che comporta la sua condanna.

Segue alla condanna della società l’applicazione di elevate sanzioni economiche a suo carico.

In una recente sentenza la Corte di Cassazione ha affermato che vi è responsabilità della società solo nel caso in cui si dimostri che questa abbia ottenuto un risparmio dal mancato rispetto delle regole di sicurezza.

Laddove non vi sia la prova – desumibile anche dalla sistematica sottovalutazione dei rischi – che l’omessa adozione delle cautele sia il frutto di una scelta finalisticamente orientata a risparmiare sui costi di impresa (cioè di una specifica politica aziendale volta alla massimizzazione del profitto con un contenimento dei costi in materia di sicurezza, a scapito della tutela della vita e della salute dei lavoratori), e risulti, invece, l’occasionalità della violazione delle norme antinfortunistiche, dovendosi escludere il requisito dell’interesse, deve essere rigorosamente provato quello del vantaggio, che può alternativamente consistere in un apprezzabile risparmio di spesa o in un, sempre apprezzabile, aumento della produttività, e la motivazione della sentenza che riconosca tale vantaggio deve dare adeguatamente conto delle prove, anche per presunzioni, dalle quali lo ha desunto. Ai fini dell’integrazione del requisito del vantaggio non è necessaria la sistematicità delle violazioni antinfortunistiche, essendo ravvisabile tale criterio di imputazione anche in relazione a una trasgressione isolata, allorché altre evidenze fattuali dimostrino la consistenza del vantaggio derivato all’Ente dalla commissione del reato, in quanto la sistematicità delle violazioni attiene al piano prettamente probatorio, quale possibile indizio della consistenza del vantaggio.

Cassazione penale sez. IV, 03/03/2021, n.22256

Il risparmio di spesa o l’aumento della produttività, di cui si avvantaggia la società, deve essere apprezzabile, quindi di non scarso valore.

Si deve evidenziare una politica della società finalizzata a risparmiare sulla sicurezza sul lavoro o all’aumento di produttività dalla inosservanza delle stringenti regole.

Questo tipo di politica aziendale non può essere valutata come un risparmio dai vertici della società. Chi prende decisioni non può ritenere conveniente risparmiare sulla sicurezza o guadagnare di più aumentando la produttività con processi che non tengono in conto le regole sulla sicurezza.

Ciò che non si paga oggi si paga domani e con un conto molto più salato.

Oltre alle pesantissime conseguenze di cui ho più volte parlato nei miei articoli si aggiunge anche una ingente sanzione economica a causa di una politica aziendale che risparmia sul futuro dei propri dipendenti.

L’osservanza delle norme sulla sicurezza è requisito imprescindibile.

Detto questo, nello svolgersi dell’accertamento delle responsabilità in sede penale, l’avvocato dell’azienda, o dell’imprenditore, deve evidenziare tutti gli elementi che facciano risultare l’eventuale non colpevolezza dell’accaduto.

Non sempre la colpa è dell’imprenditore o della società al verificarsi di un infortunio sul lavoro anche grave.

Il lavoro dell’avvocato, insieme al responsabile sicurezza aziendale, è quello di confrontare le norme ed i rischi valutati rispetto a quelli realmente applicati in azienda.

A conclusione di questa discussione non posso non ribadire che questo controllo deve assolutamente intervenire costantemente e l’imprenditore deve capire ed essere cosciente di ogni conseguenza del suo operato.

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Attualità

Il dipendente pubblico può accettare regali senza commettere reato?

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Articolo dell’Avvocato Marco De Paulis:

“Magari per farmi ricordare o avere un occhio di riguardo quest’anno per Natale regalo al dipendente pubblico Tizio un bel cesto con prodotti raffinati. Ma si! A Natale siamo tutti più buoni!”

“Ho avuto proprio un’ottima idea…ti ricordi quel condono che aspettiamo da un po’ perché fermo in qualche cassetto…pensavo di fare un bel regalino per la comunione del figlio del responsabile dell’ufficio che se ne occupa…”

“Rinnovandomi il passaporto prima degli altri la signora Caia mi ha permesso di partire con mia moglie per le Maldive e appena rientrato le ho portato degli orecchini d’oro comprati lì…mi ha fatto un favore che per me non ha prezzo!”

I tre comportamenti descritti sono molto frequenti ed il dipendente pubblico si trova a fronteggiare situazioni come queste, in cui sembra anche scorretto e poco rispettoso rifiutare un regalo donato con tanto trasporto o con particolare volontà di ringraziare per aver fatto semplicemente il proprio dovere. 

Il più delle volte il dipendente pubblico riceve regali di modico valore.

Ma cosa succede al dipendente pubblico quando accetta il regalo?

L’art. 4 del codice di comportamento dei dipendenti pubblici (Decreto del Presidente della Repubblica 62/2013) vieta di accettare: 

per sé o per altri, regali o altre utilità, salvo quelli d’uso di modico valore effettuati occasionalmente nell’ambito delle normali relazioni di cortesia

Definisce regali di modico valore, e quindi consentiti, quelli di valore inferiore a 150,00€.

Anche la circolare del Ministero dell’Economia e delle Finanze n. 25213 del 9 dicembre 2014, emanata proprio in occasione delle festività natalizie, ribadisce il divieto di ricevere regali di valore superiore a 150 euro.

Pensa che anche Papa Francesco, con la sua lettera “Motu Proprio” del 26 aprile 2021, ha fissato il limite per le regalie consentite ad euro 40, per aumentare la trasparenza dell’amministrazione Vaticana.

Accettare il regalo vietato dal codice di comportamento provoca sanzioni disciplinari a suo carico e può provocare anche il licenziamento del pubblico dipendente.

Le conseguenze penali 

La corruzione si divide in:

  • propria quando è finalizzata a commettere un atto contrario ai doveri di ufficio;
  • impropria quando riguarda la regolare attività del pubblico ufficiale.

Sembra strano sentir parlare di corruzione quando qualcuno riceve un regalo o un premio per aver fatto bene il proprio dovere ma la legge tutela l’interesse all’imparzialità della pubblica amministrazione.

Per il legislatore è importante proteggere la fiducia dei cittadini nella lealtà, correttezza e fedeltà dei pubblici agenti.

Fatte queste dovute premesse si deve concludere che il dipendente pubblico che: 

  • accetta regali di valore superiore ad euro 150 
  • per svolgere un atto del proprio ufficio (pienamente legittimo)
  • a favore della persona che ha effettuato il regalo, 
  • non rispettando l’imparzialità della pubblica amministrazione

può rispondere del delitto di corruzioneex articolo 318 del codice penale con una pena della reclusione da 3 a 8 anni.

Alla stessa pena può essere condannato anche il corruttore così come stabilito dall’articolo 321 del codice penale.

Se sei un dipendente pubblico, rifiutaqualunque regalo o restituiscilo immediatamente, se recapitato, a meno che non sia di valore inferiore ad euro 150. Segnala anche il fatto al funzionario competente.

Se sei un imprenditore o un privato cittadino, evita di fare regali di valore superiore a 150 euro a dipendenti pubblici. 

In entrambi i casi rischieresti da 3 a 8 anni di reclusione.

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Attualità

SuperBonus 110%: quali sono le responsabilità penali? Il parere dell’Avv. De Paulis

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Articolo dell’Avvocato Marco De Paulis:

“Il Superbonus è un’agevolazione prevista dal Decreto Rilancio che eleva al 110% l’aliquota di detrazione delle spese sostenute dal 1° luglio 2020 al 31 dicembre 2021, per specifici interventi in ambito di efficienza energetica, di interventi antisismici, di installazione di impianti fotovoltaici o delle infrastrutture per la ricarica di veicoli elettrici negli edifici. Le nuove misure si aggiungono alle detrazioni previste per gli interventi di recupero del patrimonio edilizio, compresi quelli per la riduzione del rischio sismico (c.d. Sismabonus) e di riqualificazione energetica degli edifici (c.d. Ecobonus). Tra le novità introdotte, è prevista la possibilità, al posto della fruizione diretta della detrazione, di optare per un contributo anticipato sotto forma di sconto dai fornitori dei beni o servizi o, in alternativa, per la cessione del credito corrispondente alla detrazione spettante”.

Agenzia delle Entrate

L’utilizzo del credito d’imposta per gli interventi finalizzati al miglioramento energetico e sismico degli edifici potrebbe generare delle violazioni.

Due ipotesi di reato

Lavori non realizzati

Si chiede il credito d’imposta per lavori progettati, fatturati ma mai realmente svolti.

Lavori diversi

I lavori fatti sono diversi da quelli indicati nel progetto e nelle fatture. 

Magari il proprietario ha fatto indicare nella contabilità le lavorazioni finanziate dal Decreto Rilancio ma poi se ne è realmente fatte fare altre non finanziabili.

In entrambi i casi si configurano dei reati tributari.

Le condotte configurano operazioni inesistenti ai sensi dell’articolo 1 del Decreto Legislativo 74 del 2000.

E’ necessario distinguere le responsabilità in base ai soggetti che hanno preso parte alla violazione.

Il proprietario, se il credito è superiore a 50.000 €, risponderà di indebita compensazione con applicazione dell’articolo 10 quater del Decreto Legislativo 74 del 2000.

La pena è la reclusione da un anno e sei mesi a sei anni.

L’impresa risponderà di emissione di fatture per operazioni inesistenti con applicazione dell’articolo 8 del Decreto Legislativo 74 del 2000.

La pena è la reclusione da un anno e sei mesi a sei anniper importi inferiori ad € 100.000.

La pena è la reclusione da quattro a otto anni per importi superiori ad € 100.000.

Nessuna responsabilità penale per i terzi (banche e società) ai quali viene ceduto il credito.

Sono considerati acquirenti in buona fede dato che non hanno assolutamente partecipato alla commissione dei reati tributari descritti.

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