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Tutto finisce a “Tarallucci e Vino”, l’abruzzese che ha conquistato New York

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tarallucci e vino ristorante abruzzese New York

NEW YORK CITY – La cucina italiana piace agli americani. E anche quella abruzzese. A confermarlo, l’articolo del giornalista Matt Gross pubblicato qualche mese fa sul New York Times, nella sezione Travel. Il pezzo, dal titolo “Mangia, Mangia!”, elogia tipicità ed eccellenze dell’enogastronomia abruzzese, ma soprattutto la sua capacità di essersi conservata tradizionale e familiare.

Una cucina semplice ma affascinante che è riuscita a far breccia nel cuore dei newyorkesi. Un successo simboleggiato dai cinque ristoranti made in Abruzzo “Tarallucci e Vino”, aperti nel cuore di Manhattan: Union Square, East Village, NoMAD, Upper West Side e Cooper Hewitt.

Il fondatore della catena, Luca Di Pietro, proviene dall’Abruzzo. Ha fondato Tarallucci e Vino nel 2001. Luca ha deciso di cogliere la semplicità e l’eleganza informale di bar italiano e la cultura del “caffé”, qualcosa che mancava nella Grande Mela e che ha voluto ricreare. Questa semplice idea ben presto si trasformò in un gruppo di ristoranti apprezzati, sia dagli italoamericani che dai newyorkesi, per il loro autentico fascino e calore abruzzese.

“All ends well with Tarallucci e Vino”…

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Attualità

Dopo Eni le altre? L’azienda pagherà il gas in rubli e le compagnie energetiche si trovano al bivio

Se la Finlandia ha dichiarato che non pagherà il gas in rubli, Germania e Francia hanno già seguito l’italico esempio.

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Eni pagherà le fornitura di gas in rubli

Eni ha dichiarato ufficialmente di aver dato il via all’apertura dei conti correnti “K” con Gazprombank in doppia valuta, euro e rubli, per poter pagare le forniture di gas russo. «Scelta condivisa con istituzioni italiane» dichiara l’azienda. «Viola le sanzioni» risponde la Commissione Europea. E le altre compagnie energetiche che faranno?

Nella giornata del 17 maggio il gruppo de “il Cane a sei zampe” ha aspettato l’ultimo momento utile per poter rispettare i contratti con Gazprom, che presumono la prassi del «take or pay», in base alla quale se Eni non compra il gas, comunque dovrà pagarne una certa quantità minima. Nella nota ufficiale emanata da Eni si legge che date le imminenti scadenze di pagamento, ha avviato in via cautelativa le procedure di apertura presso Gazprom Bank di due conti correnti denominati K, uno in euro e uno in rubli, indicati da Gazprom Export su disposizioni del Governo della Federazione Russa, per il pagamento delle forniture di gas. Eni, tuttavia, ha già da tempo rifiutato tali modifiche unilaterali, quindi ha precisato come l’apertura dei conti avverrà con criterio temporaneo e senza danno alcuno dei diritti della società. «In assenza di future risposte complete, esaustive e contrattualmente fondate da parte di Gazprom Export, avvierà un arbitrato internazionale sulla base della legge svedese (come previsto dai contratti in essere) per dirimere i dubbi rispetto alle modifiche contrattuali richieste dalla nuova procedura di pagamento e alla corretta allocazione di costi e rischi. In ogni caso, Eni ribadisce fermamente che rispetterà qualsiasi eventuale futuro provvedimento normativo che dovesse intervenire a sanzionare il trading del gas o le attuali controparti».

«Decisione condivisa con le istituzioni italiane»

«La decisione, condivisa con le istituzioni italiane è stata presa nel rispetto dell’attuale quadro sanzionatorio internazionale e nel contesto di un confronto in corso con Gazprom Export per confermare espressamente l’allocazione a carico di Gazprom Export stessa di ogni eventuale costo o rischio connesso alla diversa modalità esecutiva dei pagamenti».

«Da un lato, a oggi, Gazprom Export e le autorità federali russe competenti hanno confermato che:

  1. la fatturazione (effettivamente giunta ad Eni nei giorni scorsi nella valuta contrattualmente corretta) e il relativo versamento da parte di Eni continueranno a essere eseguiti in euro, così come contrattualmente previsto;
  2. che le attività operative di conversione della valuta da euro a rubli saranno svolte da un apposito clearing agent operativo presso la Borsa di Mosca entro 48 ore dall’accredito e senza coinvolgimento della Banca Centrale Russa;
  3. nel caso di ritardi o impossibilità tecniche nel completare la conversione nei tempi previsti non ci saranno impatti sulle forniture.

Dall’altro lato, l’esecuzione dei pagamenti con queste modalità non riscontra al momento nessun provvedimento normativo europeo che preveda divieti che incidano in maniera diretta sulla possibilità di eseguire le suddette operazioni (peraltro Eni, in linea con le indicazioni della Commissione Europea, ha già chiarito da tempo a Gazprom Export che l’adempimento degli obblighi contrattuali si intende completato con il trasferimento in euro, e rinnoverà il chiarimento all’atto di apertura dei conti K). Se la nuova procedura appare quindi neutrale in termini di costi e rischi, non incompatibile con il quadro sanzionatorio in vigore e con adempimento che avviene al momento del trasferimento degli euro, un mancato pagamento esporrebbe Eni sia al rischio di violazione dell’obbligo di dar corso in buona fede ad eventuali richieste contrattuali di Gazprom Export imposte alla stessa dalla propria autorità, sia al rischio per Eni di inadempimento dei propri impegni di vendita con i clienti a valle in caso di interruzione delle forniture».

Commissione Europea: decisione Eni viola le sanzioni

Secondo Bruxelles, e precisamente per Eric Mamer, il portavoce della Commissione europea la questione è molto semplice, ovvero tutto ciò che non sarebbe nelle linee guida per il pagamento del gas russo non è autorizzato. Aprire un conto in rubli presso Gazprombank «va al di là di quello che abbiamo detto che è consentito dal quadro» sanzionatorio, ha ribadito. Tuttavia far rispettare le sanzioni contro la Russia decise collettivamente dal Consiglio Ue all’unanimità, «spetta agli Stati membri», ricorda Mamer. «E se gli Stati membri non lo fanno, allora, come abbiamo già detto, si applica il quadro generale delle procedure di infrazione, che può essere messo in atto dalla Commissione Europea».

La mattina del 19 maggio il vice primo ministro russo, Alexander Novak, citato da Interfax, ha affermato che dopo Eni, circa 54 aziende grandi, medie e piccole, indicativamente la metà dei clienti di Gazprom ha aperto conti con Gazprombank per effettuare pagamenti per le forniture di gas secondo la nuova modalità voluta dalla Russia, quindi in rubli. Novak ha aggiunto che presto saranno disponibili i dati ufficiali che dimostreranno chi ha pagato in rubli e chi si è rifiutato di farlo.

Le aziende energetiche europee al bivio

Oltre alla nostra Eni altre compagnie in questi giorni hanno preso una posizione circa il pagamento del gas in rubli. La finlandese Gasum ha dichiarato che non pagherà la Russia in rubli e non utilizzerà il sistema di pagamento proposto da Gazprom.  Nella sua nota Gasum afferma che il contratto con Gazprom sarà portato davanti a un arbitrato internazionale. Ciò comporterebbe chiaramente un incremento del rischio di interruzione delle forniture di gas naturale dalla Russia. Tuttavia il management di Gasum ha affermato di essersi preparata a questa situazione con i suoi clienti e il governo.

La Reuters scrive che la società elettrica francese Engie ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con Gazprom sulle modalità di pagamento del gas russo. Ciò che salta all’attenzione è però l’assenza di particolari riguardo l’apertura di un conto in Gazprombank.

Uniper, il più grande importatore tedesco di gas russo, ha dichiarato di star trasferendo euro su un conto presso Gazprombank per conformarsi al meccanismo di pagamento.

Nei prossimi giorni sono attese ulteriori dichiarazioni da parte delle compagnie energetiche internazionali riguardo i pagamenti in rubli del gas. La sensazione che si percepisce è l’enorme confusione nel processo decisionale delle parti in causa, caratterizzato da due elementi in contrapposizione: da una parte la volontà e la necessità di rispettare i vincoli sanzionatori dell’UE nei confronti della Federazione russa e dall’altra la fatale esigenza di fornire energia alle famiglie e alle industrie produttive europee per evitare una crisi nel prossimo autunno-inverno dagli esiti tutt’altro che scontati.

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Elon Musk annuncia che l’accordo per Twitter è sospeso e il titolo crolla

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Elon Musk presenta un'offerta per il 100% di Twitter

Con un Tweet, il patron di Tesla e Space X ha annunciato che l’accordo per acquistare interamente Twitter è sospeso, in attesa che arrivino precisazioni sul numero di account fake presenti sul social. Nel frattempo Bloomberg segnala un crollo delle azioni «fino al 20%».

Più che telegrafico il messaggio con cui Elon Musk ha spiegato che per il momento è sospeso l’accordo per l’acquisizione dell’intero pacchetto Twitter. Proprio con un cinguettio, il maganate ha spiegato il motivo di questa sospensione: «L’accordo è sospeso in attesa di dettagli che supportino il calcolo che gli account di spam/fake rappresentino meno del 5% degli utenti». Poche parole, che però sono bastate a far crollare il titolo. Secondo quanto diramato dall’agenzia Bloomberg, le azioni sarebbero calate «fino al 20% nel pre-market».

Dal social network intanto arrivano rassicurazioni. Twitter ha infatti rilasciato un documento lo scorso lunedì, nel quale è pubblicato un report secondo cui il numero di account fake era inferiore alla soglia del 5%, per un totale di 229 milioni di utenti attivi. Elon Musk successivamente ha precistao che l’accordo per Twitter è solo sospeso e che lui è «ancora interessato all’acquisto».

L’annuncio dell’aprile scorso, col quale Musk si era detto pronto a mettere sul piatto 42 miliardi di dollari per il 100% delle azioni del scoial network, pagandole 54,2 dollari ognuna, aveva suscitato immediatamente una mole incredibili di reazioni, spaccando a metà i social e sul web. Da una parte una irriducibile schiera di ammiratori, affascinati dal personaggio del funambolico miliardario, in attesa di sapere quali e quante novità avrebbe apportato al social dei cinguettii. Dall’altra parte, il fronte di quanti vedono in quiesta operazione una minaccia al diritto di libertà, pensiero ed opinione, convinti che il magnate voglia trasformare Twitter in una specie di mezzo di propaganda personale.

Mentre il dibattito continua, resta sospeso l’accordo per l’acquisto di Twitter da parte di Elon Musk, che comunque dovrebbe concrettizzarsi, se dovesse concretizzarsi, entro la fine dell’anno.

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Decreto Aiuti, bonus da 200 euro per pensionati e dipendenti: requisiti, tempi, modalità

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Decreto aiuti in arrivo un bonus una tantum da 200 euro per pensionati e lavoratori

Il Decreto Aiuti appena varato, introduce un nuovo bonus una tantum del valore di 200 euro. Per i lavoratori dipendenti, sarà il datore di lavoro ad anticiparlo e verrà inserito in busta paga.

Il decreto Aiuti, contenente provvedimenti per 14 miliardi di euro, introduce un nuovo bonus del valore di 200 euro per pensionati e lavoratori dipendenti, che lo riceveranno direttamente in busta paga. Trattasi di un bonus una tantum, erogato per una sola tranche, con l’intento di dare un sostegno alle famiglie in difficoltà a causa del caro vita. Infatti l’Istat ha previsto una perdita del 5% del potere d’acquisto degli stipendi entro la fine del 2022.

Mario Draghi durante la conferenza stampa di ieri ha dichiarato che ad aprile il tasso d’inflazione è stato del 6,2%, in leggero calo rispetto a marzo, ma comunque a livelli record. Certamente la maggior parte di questa crescita è causata dai prezzi dell’energia, definita dal Presidente del Consiglio «una situazione temporanea che richiede una soluzione straordinaria” incarnata appunto nel nuovo bonus».

Chi ha diritto al bonus da 200 euro

Requisito essenziale per avere diritto al bonus è quello di avere un reddito inferiore a 35 mila euro. In pratica spetterà a tutti i titolari di reddito da lavoro, sia subordinato che privato, o da pensione.

Per il decreto Aiuti sono stanziati 14 miliardi di euro in totale di cui meno della metà, nello specifico 6 miliardi, vengono utilizzati per il suddetto bonus.

Come verrà pagato il bonus da 200 euro

All’interno della conferenza stampa sono state anche indicate le modalità di erogazione. In merito ai pensionati esso sarà pagato direttamente dall’Inps all’interno del dovuto mensile.

Mentre sarà un po’ più complicato per i lavoratori dipendenti.  Infatti il bonus sarà certamente erogato in busta paga, ma anticipato dal datore di lavoro. A tal proposito il presidente del Consiglio ha rassicurato che la somma anticipata sarà “recuperata al primo pagamento d’imposta possibile”.

Tuttavia in conferenza stampa sono mancate indicazioni sulle modalità di pagamento per i lavoratori autonomi.

Quando viene pagato il bonus da 200 euro

L’intenzione del Governo è di procedere a breve, “tempi tecnici” permettendo.  Sembrerebbe plausibile pensare che la somma per i pensionati sarà a disposizione nella mensilità di luglio 2022, quando verrà pagata a moltissimi anche la quattordicesima.

Per i lavoratori dipendenti verrà data indicazione ai datori di lavoro affinché questi possano procedere ad “anticipare” il bonus 200 euro già nella busta paga di giugno, o al limite luglio, i quali potranno recuperare quanto erogato nel primo pagamento d’imposta utile successivo. Salvo il caso dei lavoratori autonomi, per i quali si forniranno maggiori informazioni, per i lavoratori dipendenti e pensionati non dovrebbe essere necessario avanzare richiesta per accedere al bonus, infatti con redditi inferiori ai 35 mila euro si riceverà il bonus in automatico.

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