Connect with us

Attualità

Tesla nonostante la crisi dei chip, batte le aspettative per il terzo trimestre

Scritto

il

la crisi dei chip non frena Tesla

Elon Musk ha esibito dati record. L’aumento dell’utile netto è stato del 389% e il fatturato è salito del 57% su base annua. Le difficoltà internazionali della supply chain restano invariate, ma sembra non abbiano avuto alcun effetto negativo sull’espansione aziendale: la crisi dei chip non frena Tesla.

Tesla ha comunicato ad inizio ottobre i risultati finanziari del terzo trimestre del 2021. Se si tiene conto della crisi di approvvigionamento globale che sta penalizzando soprattutto l’industria dell’auto, sono dati incredibilmente positivi. La crisi dei chip non frena Tesla insomma il cui utile netto ha toccato 1,62 miliardi di dollari, +389% rispetto a un anno fa, quando aveva raggiunto i 331 milioni di dollari.

Per avere una cognizione immediata dell’impatto di tale aumento, l’utile per azione adjusted è stato di 1,86 dollari, in rialzo del 145%. Per quanto riguarda il fatturato è salito del 57% a 13,76 miliardi di dollari contro gli 8,77 miliardi relativo allo stesso trimestre dell’esercizio precedente. Per entrambi i valori Tesla ha battuto le previsioni degli analisti raccolte da Refinitiv: l’eps adjusted era quotato a 1,59 dollari, mentre i ricavi a 13,63 miliardi.

Per il suo core business, quello delle auto, il margine lordo è aumentato al 30,5%, e al 26,6% in totale, un record relativo almeno agli ultimi cinque trimestri. Agli inizi di ottobre la dirigenza ha comunicato la consegna di 241.300 automobili elettriche per il terzo trimestre, in aumento del 73,2% su base annua, e ha inoltre confermato l’outlook di crescita, dichiarando di essere convinti di ottenere un incremento annuo delle consegne di veicoli elettrici del 50%, ovviamente lavorando su un orizzonte pluriennale.

I problemi della supply chain come le carenze di semiconduttori, congestione nei porti e blackout energetici stanno portando ad una crisi produttiva in precedenza inimmaginabile per tutte o quasi le case automobilistiche, ma a quanto pare per il momento la crisi dei chip non frena Tesla che sembra non esserne influenzata. Nella lettere agli azionisti di Tesla si legge: <<riteniamo che i nostri team di supply chain, ingegneria e produzione abbiano affrontato queste sfide globali con ingegnosità, agilità e flessibilità che non hanno eguali nel settore automobilistico>>.

Attualità

È scomparso Ennio Doris, il “banchiere pop” che costruiva intorno a te

Scritto

il

morto ennio doris presidente banca mediolanum

Ennio Doris, Fondatore e Presidente Onorario di Banca Mediolanum, è morto la notte scorsa. Ne hanno doto notizia la moglie e i figli che ora si stringono nel riserbo. Silvio Berlusconi: «grande uomo, grande imprenditore, grande italiano, mi mancherà moltissimo».

Con una nota stringata, nella quale chiedono di rispettare il lutto e la scelta di mantenre riserbo, i famigliari di Ennio Doris hanno comunicato che il finanziere è morto. Si è spento nella notte. I dipendenti del gruppo hanno subito espresso le proprie condoglianze alla famiglia e «con enorme commozione, rendono omaggio a Ennio Doris, grande uomo e straordinario imprenditore». Padovano, classe 1940, protagonista della finanza e dell’impresa del nostro Paese, ha collezionato una buona dose di successi imprenditoriali. Qualche anno fa, un celebre spot tv lo ha reso un personaggio celebre e popolare anche ai più, una sorta di bank popstar.

Cavaliere del Lavoro e insignito dell’onorificenza di ufficiale dell’Ordine al Merito della Repubblica, Ennio Doris inizia presto la sua carriera, ottenendo fin da subito discreti risultati. Ma il punto di svolta arriva nel 1982, quando conosce Silvio Berlusconi s Portofino. I due parlano, si piacciono e hanno visione comune. Nasce così Programma Italia, fondata da Doris e supportata dal Gruppo Fininvest, con l’obiettivo di diventare il «punto di riferimento della famiglia italiana per il risparmio». Si tratta di una rete di consulenti globali, la prima del suo genere, nei settori del risparmio e degli investimenti.

Nel giro di un lasso di tempo relativamente risicato, tre anni, tutte le società del gruppo confluiscono in una holding: la Mediolanum Spa, quotata in borsa nel 1996. Nel 1998 sarebbe stata inserita nell’indice Mib30, che comprendeva le società a maggior capitolazione. Intanto, l’anno precedente, Programma Italia era diventata Banca Mediolanum.

Ennio Doris, è stato amministratore delegato della holding dal ’96 al 2015, anno della fusione per incorporazione di Banca Mediolanum, della quale è stato presidente fino allo scorso 3 novembre, quando ha lasciato l’incarico in favore del figlio, mantenendo però il titolo di presidente onorario. Oltre alla carriera nella banca “costruita intorno a te”, ha ricoperto la carica di consigliere d’0amministrazione di Mediobanca e Banca Esperia dal 2000 al 2012.

Tra i primi ad esprimere il proprio cordoglio, proprio Silvio Berlusconi. L’ex Presidente del Consiglio ha diffuso una nota nella quale si legge: «Ennio Doris era un grande uomo, un grande imprenditore, un grande patriota, un grande italiano. Un uomo generoso, altruista, sempre attento agli altri, sempre vicino a chi aveva bisogno. Ci mancherà molto, mi mancherà moltissimo. A Massimo, a Sara, a Lina la mia vicinanza e tutto il mio affetto».

Continua a leggere

Attualità

Tim: Opa del fondo americano KKR, scenari e retroscena

Scritto

il

Opa del fondo americano KKR per il 100% azioni Tim

Durante lo scorso weekend, il fondo KKR ha reso noto il suo interesse per l’acquisizione del nostro colosso delle tlc attraverso una Opa (Offerta pubblica di acquisto) sul 100% delle azioni Tim a 0.505 euro l’una. A tal seguito, lunedì 22 novembre il titolo TIM è stato protagonista in Borsa di un rialzo del 30%. Le trattative, in fase gestazionale, non sembrano essere né agevoli né di esito certo, infatti sarà cruciale il Cda straordinario del 26 novembre e la decisione del Mef legata agli investimenti sulle infrastrutture previsti del Pnrr e alla salvaguardia e alla crescita dell’occupazione.

A presentare un’Opa per Tim, il fondo KKR (Kohlberg-Kravis-Roberts), fondato a New York nel 1976, che gestisce più di 400 miliardi di dollari in investimenti a partire dal settore delle infrastrutture (sicuramente uno dei più strategici) e dell’energia, per poi arrivare al real estate e infine al credito, confermerà la sua offerta solo dopo il parere positivo del Governo, del Mef e a seguito di una due diligence della durata dichiarata di 4 settimane.  

Dell’ attuale azionariato del gruppo Tim gli unici ad essersi espressi, tra l’altro anche con parere fortemente negativo sono stati i francesi di Vivendi i quali, detenendo il 23,75% al momento la quota più rilevante, hanno fatto sapere che: «L’offerta di Kkr non riflette il reale valore di Tim, è insufficiente». Nei giorni scorsi, la dirigenza Vivendi ha rimarcato ripetutamente l’intenzione di collaborare con il governo italiano per il rilancio del gruppo, visto il peggioramento dei conti aziendali dopo due revisioni della guidance e il taglio del rating da parte di S&P. 

La situazione risulta talmente instabile da far rimanere silenti, almeno per il momento, gli altri due grandi azionisti di Tim: Cassa Depositi e Prestiti (9,81%) e il Canada Pension Plan Investment Board (3,1%). A conferma della forte incertezza c’è la chiusura della giornata di contrattazione borsistica di ieri martedì 23 novembre che ha visto il titolo Tim cedere il 4,72%.

L’Esecutivo italiano si è pronunciato attraverso una nota del Mef dichiarando in modo esplicito che «valuterà attentamente anche riguardo all’esercizio delle proprie prerogative», consistenti nel cosiddetto esercizio della golden power, lo “scudo con poteri speciali” utilizzato per imporre specifiche condizioni, porre veti o imporre determinate delibere societarie con l’obiettivo di salvaguardare gli asset ritenuti strategici per il futuro della nazione.

I piani del fondo dopo l’eventuale acquisizione non sono stati resi noti, ma visto il complicato scenario di fondo, sulla scena si sta affacciando un’ipotesi plausibile: il “modello Terna”. Con tale dicitura si fa riferimento alla ormai nota privatizzazione di Enel e alla sua conseguente separazione da Terna, che portò alla divisione tra la società che si sarebbe occupata dei servizi e quella che avrebbe gestito le reti, invece fino ad oggi Tim si è occupata sia della gestione delle reti, sia dei servizi per le telecomunicazioni a protezione dell’interesse italiano.

Anche i sindacati guardano a questa possibilità, tanto che il segretario della Cgil Maurizio Landini, in una intervista a “La Repubblica” ha dichiarato: “in un settore strategico come quello delle telecomunicazioni lo Stato italiano non può subire semplicemente la logica del mercato”. Il rischio di un frazionamento senza logica a favore di un fondo di investimento privato a scopo speculativo, a suo avviso, «va scongiurato. Serve una visione d’insieme», poiché oltre agli investimenti del Pnrr si andrebbero a proteggere soprattutto tutti i nostri dati, risorse inestimabili e incedibili che segneranno inevitabilmente i destini di intere generazioni future. E siamo solo alle anticipazioni di una lunga serie di puntate con molti colpi di scena.

Continua a leggere

Attualità

Facebook annuncia lo stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili: basta tracciamento per sesso, etnia e religione

Scritto

il

acebbook annuncia lo stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili

La transizione verso il “metaverso” procede. Non solo cambio nome, ma anche cambio di strategie per l’azienda di Zuckerberg che annuncia lo stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili: niente più tracciamento per orientamento sessuale, politico, religioso o etnico.

I più entusiasti non vedono l’ora di vedere compiersi la nuova visione di Zuckerberg, “Meta” il contenitore dei brand del suo gruppo, da Facebook a Instagram, passando per WhatsApp e Oculus. I più cinici pensano che sia soltanto una strategia per superare il momento di difficoltà e presentare gli stessi contenuti con una nuova veste, per scrollarsi di dosso le polemiche di questi mesi. Fatto sta che Facebook annuncia cambiamenti importanti per quanto riguarda il tracciamento degli utenti: stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili come sesso, religione, etnia e politica.

Un percorso simile era stato intrapreso anche da Google, che però ha in fretta accantonato il progetto “flocs”: non più profilazione per singolo utente, ma tracciamento di coorti di utenti accumunati da interessi simili, al fine di proteggere l’individuazione del singolo profilo personale.

I dati di profilazione sono informazioni sugli interessi degli utenti che vengono tracciati dai social network e dai motori di ricerca durante la navigazione. Questi dati vengono utilizzati dagli inserzionisti per destinare i contenuti sponsorizzati, come promozioni e pubblicità, a fasce di pubblico in linea con il proprio target di riferimento. In sostanza, servono a tracciare profili di utenti interessati ad acquistare determinati prodotti o servizi.

In un articolo del blog ufficiale di Meta si legge: «A partire dal 19 gennaio 2022 rimuoveremo le opzioni di targeting dettagliato relative ad argomenti che le persone potrebbero percepire come sensibili, come le opzioni che fanno riferimento a cause, organizzazioni o personaggi pubblici relativi a salute, razza o etnia, affiliazione politica, religione o orientamento sessuale».

Continua a leggere

Più letti

Copyright © 2020 by Iseini Group | Il Settore è un prodotto editoriale de Il Martino.it iscritto al tribunale di Teramo con il n. 668 del 26 aprile 2013 | R.O.C. n.32701 del 08 Marzo 2019 | Direttore Responsabile: Luigi Tommolini | ISEINI GROUP S.R.L - Sede Legale: Martinsicuro (TE) via metauro 10/A, 64014 - P.Iva 01972630675 - PEC: iseinigroup@pec.it - Numero REA: TE-168559 - Capitale Sociale: 1.000,00€