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Facebook annuncia lo stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili: basta tracciamento per sesso, etnia e religione

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acebbook annuncia lo stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili

La transizione verso il “metaverso” procede. Non solo cambio nome, ma anche cambio di strategie per l’azienda di Zuckerberg che annuncia lo stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili: niente più tracciamento per orientamento sessuale, politico, religioso o etnico.

I più entusiasti non vedono l’ora di vedere compiersi la nuova visione di Zuckerberg, “Meta” il contenitore dei brand del suo gruppo, da Facebook a Instagram, passando per WhatsApp e Oculus. I più cinici pensano che sia soltanto una strategia per superare il momento di difficoltà e presentare gli stessi contenuti con una nuova veste, per scrollarsi di dosso le polemiche di questi mesi. Fatto sta che Facebook annuncia cambiamenti importanti per quanto riguarda il tracciamento degli utenti: stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili come sesso, religione, etnia e politica.

Un percorso simile era stato intrapreso anche da Google, che però ha in fretta accantonato il progetto “flocs”: non più profilazione per singolo utente, ma tracciamento di coorti di utenti accumunati da interessi simili, al fine di proteggere l’individuazione del singolo profilo personale.

I dati di profilazione sono informazioni sugli interessi degli utenti che vengono tracciati dai social network e dai motori di ricerca durante la navigazione. Questi dati vengono utilizzati dagli inserzionisti per destinare i contenuti sponsorizzati, come promozioni e pubblicità, a fasce di pubblico in linea con il proprio target di riferimento. In sostanza, servono a tracciare profili di utenti interessati ad acquistare determinati prodotti o servizi.

In un articolo del blog ufficiale di Meta si legge: «A partire dal 19 gennaio 2022 rimuoveremo le opzioni di targeting dettagliato relative ad argomenti che le persone potrebbero percepire come sensibili, come le opzioni che fanno riferimento a cause, organizzazioni o personaggi pubblici relativi a salute, razza o etnia, affiliazione politica, religione o orientamento sessuale».

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Bonus 200 euro: serve l’autocertificazione per i dipendenti pubblici e privati

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Decreto aiuti in arrivo un bonus una tantum da 200 euro per pensionati e lavoratori

Il bonus da 200 euro previsto dal recente Decreto Aiuto emanato dal Governo, spetta a lavoratori, pensionati e disoccupati, ma per ottenerlo i dipendenti pubblici e privati dovranno compilare un’autocertificazione.

Il Decreto Aiuti è stato approvato e da luglio dovrebbe essere erogato il bonus da 200 euro per lavoratori, pensionati e disoccupati, ma se vorranno ottenerlo in prima battuta, dipendenti pubblici e privati dovranno presentare un’autocertificazione. Lo specifica Inps, che chiarisce anche che il bonus sarà comunque erogato a chi non presenterà l’autocertificazione, a partire da settembre.

Sempre in base alle linee guida rese note da Inps, sarà possibile chiedere solo un bonus, anche nel caso si svolga più di un mestiere. L’Istituto di Previdenza Sociale avvisa che i controlli sui furbetti saranno stringenti e che questi saranno comunicati ai datori di lavoro per le eventuali compensazioni.

Il quadro normativo da poco diramato, prevede che l’indennità sia riconosciuta «per il tramite dei datori di lavoro nella retribuzione erogata nel mese di luglio 2022». Nella busta paga del mese prossimo dunque, 14 milioni di dipendenti pubblici e privati si troveranno il bonus da 200 euro, erogato dal datore di lavoro, previa presentazione di un’autocertificazione. In questo documento i lavoratori devono dichiarare di non percepire pensione o reddito di cittadinanza, né di avere una retribuzione mensile pari a 2.692 euro, i famosi 35 mila euro all’anno.

Pensionati, percettori di reddito di cittadinanza e disoccupati invece, riceveranno il bonus da 200 euro automaticamente e sarà loro erogato direttamente da Inps.

Tutti gli altri lavoratori, ad esempio collaboratori domestici, stagionali e lavoratori dello spettacolo, dovranno presentare domanda all’Inps. Anche per autonomi e professionisti è previsto il bonus del Decreto Aiuti, ma per queste categorie sarà necessario un decreto attuativo.

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Telemarketing molesto, in arrivo due strumenti per proteggere i cellulari: scudo contro le chiamate commerciali e Codice di condotta per gli operatori

Entro fine luglio, bozza del Codice di condotta contro il telemarketing molesto e nuovo Registro delle opposizioni.

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In arrivo due strumenti contro il telemarketing molesto

Mentre il Comitato istituito dal Garante della Privacy che riunisce aziende e consumatori è al lavoro sul Codice di Condotta contro il telemarketing molesto, il Registro delle opposizioni viene esteso alle chiamate commerciali.

Garantire che le regole sulla privacy e le norme sul consenso dei dati personali siano rispettate, pene severe per gli operatori che le infrangono e maggior protezione ai consumatori contro le chiamate moleste. Questi gli obiettivi che si è imposto di raggiungere a stretto giro l’Autorità Garante della Privacy, che sta per introdurre due nuovi strumenti contro il telemarketing molesto e illegale.

Il primo è il Registro pubblico delle opposizioni, che è già in vigore, ma che dal 27 luglio sarà esteso anche alle telefonate commerciali e vi si potranno iscrivere anche telefoni cellulari e numeri riservati, ovvero quelli che non compaiono negli elenchi pubblici. In pratica, chiunque vi si iscrive nega il consenso all’utilizzo del proprio contatto per scopi commerciali e non potrà dunque essere contattato dagli operatori di telemarketing, che sono tenuti a consultarlo periodicamente, o comunque prima che inizi una nuova campagna promozionale. Previste pene severe per chi trasgredisce le regole. Per iscriversi bisognerà rivolgersi al gestore del servizio, la Fondazione Ugo Bordoni. L’iscrizione può avvenire per via telematica, o telefonica, ed è gratuita.

Sempre per la fine dello steso mese poi, è prevista la prima bozza del Codice di condotta contro il telemarketing molesto. L’Autorità Garante della Privacy, dopo una serie di incontri con gli operatori, i consumatori e le principali aziende committenti, ha costituito il Comitato incaricato di redigerlo. Riunisce tutta la filiera del telemarketing: 30 rappresentanti di aziende che promuovono prodotti con campagne di telemarketing, di contact center, di list provider (le aziende che curano le banche dati e forniscono i contatti) e di consumatori. Scopo del Comitato dunque è quello di fissare le norme fin qui introdotte dal Garante e di redigere il codice di condotta che dovranno rispettar gli operatori di telemarketing.

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Dopo Eni le altre? L’azienda pagherà il gas in rubli e le compagnie energetiche si trovano al bivio

Se la Finlandia ha dichiarato che non pagherà il gas in rubli, Germania e Francia hanno già seguito l’italico esempio.

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Eni pagherà le fornitura di gas in rubli

Eni ha dichiarato ufficialmente di aver dato il via all’apertura dei conti correnti “K” con Gazprombank in doppia valuta, euro e rubli, per poter pagare le forniture di gas russo. «Scelta condivisa con istituzioni italiane» dichiara l’azienda. «Viola le sanzioni» risponde la Commissione Europea. E le altre compagnie energetiche che faranno?

Nella giornata del 17 maggio il gruppo de “il Cane a sei zampe” ha aspettato l’ultimo momento utile per poter rispettare i contratti con Gazprom, che presumono la prassi del «take or pay», in base alla quale se Eni non compra il gas, comunque dovrà pagarne una certa quantità minima. Nella nota ufficiale emanata da Eni si legge che date le imminenti scadenze di pagamento, ha avviato in via cautelativa le procedure di apertura presso Gazprom Bank di due conti correnti denominati K, uno in euro e uno in rubli, indicati da Gazprom Export su disposizioni del Governo della Federazione Russa, per il pagamento delle forniture di gas. Eni, tuttavia, ha già da tempo rifiutato tali modifiche unilaterali, quindi ha precisato come l’apertura dei conti avverrà con criterio temporaneo e senza danno alcuno dei diritti della società. «In assenza di future risposte complete, esaustive e contrattualmente fondate da parte di Gazprom Export, avvierà un arbitrato internazionale sulla base della legge svedese (come previsto dai contratti in essere) per dirimere i dubbi rispetto alle modifiche contrattuali richieste dalla nuova procedura di pagamento e alla corretta allocazione di costi e rischi. In ogni caso, Eni ribadisce fermamente che rispetterà qualsiasi eventuale futuro provvedimento normativo che dovesse intervenire a sanzionare il trading del gas o le attuali controparti».

«Decisione condivisa con le istituzioni italiane»

«La decisione, condivisa con le istituzioni italiane è stata presa nel rispetto dell’attuale quadro sanzionatorio internazionale e nel contesto di un confronto in corso con Gazprom Export per confermare espressamente l’allocazione a carico di Gazprom Export stessa di ogni eventuale costo o rischio connesso alla diversa modalità esecutiva dei pagamenti».

«Da un lato, a oggi, Gazprom Export e le autorità federali russe competenti hanno confermato che:

  1. la fatturazione (effettivamente giunta ad Eni nei giorni scorsi nella valuta contrattualmente corretta) e il relativo versamento da parte di Eni continueranno a essere eseguiti in euro, così come contrattualmente previsto;
  2. che le attività operative di conversione della valuta da euro a rubli saranno svolte da un apposito clearing agent operativo presso la Borsa di Mosca entro 48 ore dall’accredito e senza coinvolgimento della Banca Centrale Russa;
  3. nel caso di ritardi o impossibilità tecniche nel completare la conversione nei tempi previsti non ci saranno impatti sulle forniture.

Dall’altro lato, l’esecuzione dei pagamenti con queste modalità non riscontra al momento nessun provvedimento normativo europeo che preveda divieti che incidano in maniera diretta sulla possibilità di eseguire le suddette operazioni (peraltro Eni, in linea con le indicazioni della Commissione Europea, ha già chiarito da tempo a Gazprom Export che l’adempimento degli obblighi contrattuali si intende completato con il trasferimento in euro, e rinnoverà il chiarimento all’atto di apertura dei conti K). Se la nuova procedura appare quindi neutrale in termini di costi e rischi, non incompatibile con il quadro sanzionatorio in vigore e con adempimento che avviene al momento del trasferimento degli euro, un mancato pagamento esporrebbe Eni sia al rischio di violazione dell’obbligo di dar corso in buona fede ad eventuali richieste contrattuali di Gazprom Export imposte alla stessa dalla propria autorità, sia al rischio per Eni di inadempimento dei propri impegni di vendita con i clienti a valle in caso di interruzione delle forniture».

Commissione Europea: decisione Eni viola le sanzioni

Secondo Bruxelles, e precisamente per Eric Mamer, il portavoce della Commissione europea la questione è molto semplice, ovvero tutto ciò che non sarebbe nelle linee guida per il pagamento del gas russo non è autorizzato. Aprire un conto in rubli presso Gazprombank «va al di là di quello che abbiamo detto che è consentito dal quadro» sanzionatorio, ha ribadito. Tuttavia far rispettare le sanzioni contro la Russia decise collettivamente dal Consiglio Ue all’unanimità, «spetta agli Stati membri», ricorda Mamer. «E se gli Stati membri non lo fanno, allora, come abbiamo già detto, si applica il quadro generale delle procedure di infrazione, che può essere messo in atto dalla Commissione Europea».

La mattina del 19 maggio il vice primo ministro russo, Alexander Novak, citato da Interfax, ha affermato che dopo Eni, circa 54 aziende grandi, medie e piccole, indicativamente la metà dei clienti di Gazprom ha aperto conti con Gazprombank per effettuare pagamenti per le forniture di gas secondo la nuova modalità voluta dalla Russia, quindi in rubli. Novak ha aggiunto che presto saranno disponibili i dati ufficiali che dimostreranno chi ha pagato in rubli e chi si è rifiutato di farlo.

Le aziende energetiche europee al bivio

Oltre alla nostra Eni altre compagnie in questi giorni hanno preso una posizione circa il pagamento del gas in rubli. La finlandese Gasum ha dichiarato che non pagherà la Russia in rubli e non utilizzerà il sistema di pagamento proposto da Gazprom.  Nella sua nota Gasum afferma che il contratto con Gazprom sarà portato davanti a un arbitrato internazionale. Ciò comporterebbe chiaramente un incremento del rischio di interruzione delle forniture di gas naturale dalla Russia. Tuttavia il management di Gasum ha affermato di essersi preparata a questa situazione con i suoi clienti e il governo.

La Reuters scrive che la società elettrica francese Engie ha dichiarato di aver raggiunto un accordo con Gazprom sulle modalità di pagamento del gas russo. Ciò che salta all’attenzione è però l’assenza di particolari riguardo l’apertura di un conto in Gazprombank.

Uniper, il più grande importatore tedesco di gas russo, ha dichiarato di star trasferendo euro su un conto presso Gazprombank per conformarsi al meccanismo di pagamento.

Nei prossimi giorni sono attese ulteriori dichiarazioni da parte delle compagnie energetiche internazionali riguardo i pagamenti in rubli del gas. La sensazione che si percepisce è l’enorme confusione nel processo decisionale delle parti in causa, caratterizzato da due elementi in contrapposizione: da una parte la volontà e la necessità di rispettare i vincoli sanzionatori dell’UE nei confronti della Federazione russa e dall’altra la fatale esigenza di fornire energia alle famiglie e alle industrie produttive europee per evitare una crisi nel prossimo autunno-inverno dagli esiti tutt’altro che scontati.

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