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Primo calo delle vendite del Black Friday: bassi consumi o nuove tendenze?

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primo calo delle vendite del Black Friday

Da quando anche il nostro Paese ha adottato la consuetudine di dedicare il venerdì successivo al Giorno del Ringraziamento a sconti e promozioni, si è assistito al primo calo delle vendite durante il Black Friday. Gli analisti si domandano se si tratti di nuove abitudini d’acquisto, di una ridotta attrattività dell’offerta di novembre, o se più semplicemente quest’anno le persone hanno preferito moderare i consumi.

Sull’esempio della moda americana che si celebra il giorno successivo a quello del Ringraziamento, il Black Friday è diventato un evento inevitabile anche per i commercianti e consumatori italiani. Durante il “venerdì nero” vengono proposti sconti e offerte, sfruttando la capacità di spesa in vista delle festività natalizie. Quest’anno però, per la prima volta si è assistito ad un calo delle vendite durante il Black Friday.

I dati sulle vendite rilevano infatti, rivelano una nuova tendenza. Secondo l’Adobe Analytics ci sarebbe stato un calo delle vendite: 8,9 milioni di dollari di spesa contro i 9 milioni del 2020. Il senior analyst di Adobe digital insights, Vivek Pandyam, ha dichiarato che per la prima volta il Black Friday ha registrato un’inversione del trend di crescita degli anni passati.

La ragione di questo fenomeno sta nel fatto che le aziende avrebbero deciso di spalmare gli sconti su tutto il mese di novembre, rompendo la tradizione e orientandosi su quello che prende il nome di Black Month. Per esempio, il colosso Mediaworld ha pubblicato un volantino con offerte valide dal 18 al 29 di novembre, includendo anche l’ultima novità del Cyber Monday, una giornata dedicata esclusivamente agli sconti online.

Il settore tecnologico è uno di quelli che invece ha mantenuto il trend positivo ed ha visto un incremento delle vendite. Eccezione che si conferma anche nella giornata stessa del Black Friday, con un 6 % in più rispetto allo scorso anno.  

Tuttavia come si deve interpretare questo cambio di strategia aziendale? Indica l’esigenza di un basso consumo e la necessità di incremento o semplicemente l’economia comportamentale sta facendo bene il suo gioco sfruttando le convinzioni di risparmio e la pubblicità?

La risposta non può essere chiara ora, probabilmente le vendite natalizie ci daranno ulteriori informazioni sulla situazione economica pro capite.  

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Attualità

Dl Aiuti-bis: al vaglio rivalutazione delle pensioni e taglio del cuneo fiscale ai lavoratori

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dl aiuti bis

Oggi il Dl Aiuti-bis approda in Consiglio dei Ministri e dovrebbe essere inserito nella Gazzetta Ufficiale entro la fine della settimana. Ieri, la bozza circolata ha fatto imbestialire i sindacati che parlano di «elemosina».

Taglio dell’1% delle tasse sul lavoro, per i lavoratori con reddito inferiore ai 35 mila euro annui. Rivalutazione delle pensioni del 2%. Proroga a sconti su accise e bollette. Raddoppio del bonus trasporti e del bonus psicologo. Questi i punti salienti del Dl Aiuti-bis che oggi pomeriggio arriva in CdM. Non è ancora definitivo, ma quasi e ci si aspetta che entro la fine della settimana venga inserito in Gazzetta Ufficiale. Anche perché i partiti si sono impegnati non presentare emendamenti ai 41 articoli proposti.

Ieri la bozza ha circolato, facendo arrabbiare i sindacati che parlano di «elemosina». Il taglio del cuneo fiscale per i lavoratori è considerato insufficiente, dal momento che in base alle stime, si traduce in un aumento mensile di 10 euro lordi per ogni mille euro guadagnati. In media, 1un aumento di 100 euro lordi, ogni sei mesi. Per quanto riguarda la rivalutazione del 2% delle pensioni invece, significa 10 euro lordi ogni 500 euro erogati. Quindi il totale annuo sarebbe inferiore ai 200 euro una tantum del Dl Aiuti.

Per questo bonus si amplia la platea, che prenderà in considerazione braccianti dell’agricoltura, precari della scuola, stagionali dello spettacolo e lavoratori con contratti di somministrazione. Previsto anche un bonus da 100 euro per le partite Iva.

Niente taglio all’iva sui generi alimentari di prima necessità, ma proroga del taglio di 30 centesimi sulle accise dei carburanti, che comunque da inizio anno hanno subito un aumento superiore al 13%.

Cresce anche la platea per gli aiuti alle famiglie per il caro-energia, per cui sono stati stanziati 5 miliardi rispetto agli originari 3,5. Compresi tra i “vulnerabili” ora anche persone in difficoltà economica, disabili, utenze delle isole minori non interconnesse e over 75. Per loro, dal 1 gennaio costo del gas pari a quello di approvvigionamento all’ingrosso. Fino al 31 ottobre i fornitori non potranno modificare i prezzi, per nessuna utenza.

100 milioni aggiuntivi per il bonus trasporti e 200 milioni per le imprese agricole in difficoltà a causa della siccità. Anche il bonus psicologo dovrebbe essere corroborato.

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Sogno americano per la Pernigotti? Accordo preliminare per l’acquisto con Jp Morgan, ma la confusione rimane

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proposta acquisto Pernigotti Jp Morgan

Un nuovo colpo di scena per la Pernigotti, la storica azienda dolciaria attualmente controllata dal gruppo turco Toksoz, ma ferma da mesi: la Lynstone, società del colosso americano Jp Morgan, ha formulato una proposta d’acquisito, con tanto di contratto preliminare già firmato.

Il famoso gianduiotto con la confezione dorata, potrebbe tingersi a stelle e strisce. La Lynstone, società di proprietà del colosso amaricano Jp Morgan, ha manifestato interesse per l’acquisto di Pernigotti, la celebra azienda dolciaria, attualmente di proprietà di Pasenting Holding, controllata dal gruppo turco Toksoz. Sul tavolo, perfino un accordo preliminare.

All’apparenza una buona notizia per tutti i dipendenti degli stabilimenti con sede a Novi Ligure, che sognano una ripresa delle attività entro il periodo natalizio e il rilancio dell’azienda. Eppure, le ombre e la confusione che in questi mesi hanno avvolto Pernigotti, non vengono dissipate. Il problema rimane sempre lo stesso: l’incertezza dell’attuale proprietà.

Ciò che temono lavoratori e sindacati è che, dopo varie vicissitudini e dopo aver aperto la porta a potenziali partner e investitori, il gruppo che attualmente controlla il marchio Pernigotti possa cambiare idea e decidere di non cedere le quote. In base all’accordo preliminare consegnato a maggio al Mise, questa cessione dovrebbe compiersi entro i primi di agosto e il passaggio di proprietà dovrebbe completarsi tutto a settembre. Eppure, al momento regna ancora tanta incertezza, al punto che i il tavolo di lavoro convocato per il rinnovo della cassa integrazione ai dipendenti è slittato al 2 agosto.

In seguito all’ultimo passaggio di mano del marchio Pernigotti, nel 2018, l’attuale gruppo ha manifestato la volontà di trasferire tutta la produzione in Turchia. Poi, dopo una serie di passaggi e la cessione di alcuni rami aziendali, la proprietà ha presentato un piano di ristrutturazione aziendale, che però non è mai stato realizzato.

Nella primavera scorsa, la manifestazione di interesse di Jp Morgan al marchio Pernigotti, che in Italia, e nel settore, ha già investito per l’acquisizione di Walcor. Adesso si attende una risposta dalla holding che controlla la celebre “fabbrica di cioccolato”. Se accetterà di cedere le quote, o se invece sceglierà di tenerle, al momento non è dato saperlo.

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High-tech in crisi? Google, Amazon e Meta fermano le assunzioni, Microsoft e Tesla tagliano il personale

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acebbook annuncia lo stop al targeting dettagliato su argomenti sensibili

L’inflazione e le incertezze economico-finanziarie dovute al conflitto in Ucraina e le sue conseguenze, provocano contraccolpi perfino al reparto high-tech, che affronta la prima crisi dopo dieci anni di crescita inarrestabile.

L’ultima ad annunciare il blocco alle assunzioni, è stata Google. Con una lettera indirizzata ai propri dipendenti, l’ad Sundar Pinchai ha spiegato che anche a Mountain View si fermano i nuovi arrivi e che i lavoratori dovranno lavorare di più. Apple e Amazon invece, continueranno ad assumere nuove risorse, ma meno di quanto inizialmente previsto. Stop all’arrivo di nuovi ingegneri e tecnici informatici a Meta, l’azienda che racchiude Facebook, WhatsApp e Instagram (tra le altre). Tesla e Microsoft hanno annunciato invece soluzioni più drastiche, con significative riduzioni di personale. Insomma, la crisi è arrivata anche per il settore high-tech. Dopo 10 anni di crescita inarrestabile.

Il bollettino del Nasdaq parla chiaro: da inizio anno, la sezione della Borsa di New York che riunisce le aziende del settore, ha perso il 27%. E gli intoppi di natura finanziaria hanno sempre ricadute sull’economia reale: stop alle assunzioni se va bene, licenziamenti se va male. Persino nei colossi del web.

Dove non è arrivata la pandemia quindi, è arrivata la guerra. Il periodo più duro della crisi sanitaria dovuta alla diffusione del Covid anzi, aveva addirittura accelerato una crescita costante durata più di un decennio. Ma l’invasione dell’Ucraina, e le conseguenze economiche a livello internazionale, hanno decretato lo stop.

Ma se per la Gafam, l’acronimo che indica le società più ricche al mondo (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) non solo nei propri settori, la situazione è ammortizzabile, per la miriade di aziende e start-up del comparto high-tech le cose sono più dure. Dalle aziende attive nel delivery, a quelle che hanno puntato sulle criptovalute, passando per streaming e acquisti on-line, tutte annunciano tagli al personale e riduzione degli investimenti.

Che si tratta di una flessione momentanea destinata a risalire, o se invece ci troviamo di fronte ad un punto di svolta e l’inizio della crisi del comparto high-tech è presto per dirlo. Ma di sicuro, gli effetti concreti di questa flessione si stanno già facendo sentire sulle spalle di migliaia di lavoratori.

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